[Pubblicato il 6-4-2009]
GRANDE PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO: "L'ALIMENTAZIONE DEL VITELLONE DI RAZZA PIEMONTESE PER MIGLIORARE LA QUALITÀ E CONTENERE LA PRODUZIONE DI NITRATI".
Utilizzare il silomais nella razza Piemontese permette di ottenere una riduzione dei costi e delle escrezioni azotate.
Grande partecipazione al Convegno sul tema: "L'alimentazione del vitellone di razza Piemontese per migliorare la qualità e contenere la produzione di nitrati", che si è tenuto venerdì 3 aprile a Fossano.
La Piemontese è una razza spinta per la produzione di carne e con una particolarità che la differenzia rispetto le altre razze, determinata da una mutazione genetica (miostatina), che orienta il metabolismo di questi animali verso la produzione di muscolo anziché di grasso.
I lavori sono iniziati con l'intervento del direttore dell'Anaborapi Andrea Quaglino che ha sinteticamente spiegato come avviene l'ingrasso del vitellone Piemontese. Dalla sua relazione è emerso che l'ingrasso è molto eterogeneo a causa di molti fattori tra cui: tipo di stabulazione, sistema di alimentazione e l'origine dei ristalli. Questa situazione inevitabilmente determina un accrescimento medio che varia dagli 800 ai 1350 g/giorno e un prodotto finale molto diversificato.
La serata è proseguita con l'intervento del prof. Stefano Schiavon dell'Università Agraria (Dipartimento Scienze Zootecniche) di Padova, che ha ringraziato l'Anaborapi, l'Apa di Cuneo, la Compral e gli allevatori che hanno collaborato per la realizzazione di questa sperimentazione.
Gli obiettivi che hanno condotto alla realizzazione di questa prova sono stati tre: 1) ridurre il costo formula, diminuendo l'apporto proteico fornito dalla soia (14,6%), con l'utilizzo del silomais, 2) ridurre l'escrezione di azoto (il D.M. del 7/4/2006, stabilisce che un posto stalla vitellone valga un'escrezione di circa 33 kg/N/anno), 3) vedere che cosa succede utilizzando una razione basata su silomais con alti o bassi livelli di proteina sugli accrescimenti (indici di conversione), sui costi, sulla qualità finale del prodotto e sullo stato di salute degli animali. A livello scientifico è stata condotta anche un'interessante prova sull'aggiunta di CLA (acido linoleico coniugato) ad alti dosaggi nella razione (80 g/giorno).
La prova è stata fatta su un campione di 48 vitelloni selezionati dall'Anaborapi (con un peso di 280 ± 25 kg PV), ed è iniziata a febbraio 2008 ed è ultimata a gennaio 2009 (con un peso di 670 ± 56 kg PV).
I risultati ottenuti sono stati molto incoraggianti, è hanno evidenziato che in termini di accrescimento non ci sono sostanziali differenze utilizzando una dieta a basso contenuto proteico (si ha una penalizzazione dell'accrescimento medio giornaliero solo nei primi 2 mesi) e i costi di alimentazione si riducono di circa 50 Euro/capo (costo formula 0,149 euro/giorno contro 0,17 euro/giorno della razione ad alto contenuto proteico).
Per quanto riguarda le escrezioni di azoto per capo si sono ridotte da 40 a 30 kg/N/ciclo, una differenza, come fa notare prof Schiavon <<non da poco visto che siamo su un valore più basso rispetto a quello stabilito nel D.M., questo significa che facendo un bilancio aziendale delle escrezioni azotate, posso aumentare il carico aziendale>>. Un aspetto interessante sollevato dal prof. Shiavon è che «se tengo gli animali 16 mesi anziché 18, avanzo posti stalla per introdurre altri capi che sono più efficienti e mi aspetto un'escrezione di 27-28 kg/N/anno. Più tengo in termini tempo gli animali in stalla e più aumenta l'escrezione di azoto poiché nell'ultimo periodo aumenta il consumo di sostanza secca e inoltre gli animali crescono poco. Più corto è il ciclo meno sono le escrezioni di azoto, più posti stalla posso avere e più cicli posso fare».
Altro fattore importante emerso dalla prova è che le patologie podali nella dieta a basso contenuto proteico sono nettamente minori (grazie a un migliore equilibrio della fermentazione acetica).
La macellazione è stata fatta attraverso la Compral (Società Cooperativa Agricola), e come spiegato dal direttore dell'APA di Cuneo e della Compral Bartolomeo Bovetti «la qualità della carne in termini di colore, tenerezza e perdita per sgocciolamento non ha evidenziato particolari differenze. Anche le mezzene secondo il parere dei macellai della Compral avevano una corretta distribuzione di grasso. Quello che non abbiamo potuto fare il Panel Test (analisi sensoriale) per verificare la succosità, sapore della carne».
Questa sperimentazione innovativa sulla razza Piemontese apre la possibilità in futuro di fare un'altra prova analizzando l'impiego dell'alimentazione tradizionale (fieno) con silomais ed eventualmente testare le prestazioni dal punto di vista organolettico.
M.D.
(Ufficio stampa)