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La febbre catarrale degli ovini, comunemente conosciuta come blue tongue (lingua blu), è una malattia infettiva dei ruminanti, ma non contagiosa: infatti, l’infezione non si trasmette mai da animale ad animale, ma esclusivamente attraverso le punture dei moscerini del genere Culicoides che si nutrono di sangue. Sebbene in natura esistano più di 1000 specie diverse di questo insetto, solo circa il 3% è in grado di diffondere la malattia. L’insetto, che funge da vettore, si infetta durante il pasto di sangue su un animale malato; il virus una volta entrato nell'organismo degli insetti si moltiplica attivamente e va a colonizzare le ghiandole salivari, dalle quali è in grado di infettare un nuovo ospite quando il Culicoide fa un nuovo pasto di sangue. Questi insetti hanno un’attività che potremmo paragonare a quello delle comuni zanzare; la riproduzione è favorita dalla presenza di aree d’acqua stagnante e di liquami, e risultano maggiormente attivi durante i periodi più caldi con massima diffusione nella tarda estate ed inizio autunno.
L’insetto ha un raggio d’azione breve (poche centinaia di metri), ma può spostarsi anche per decine di chilometri sfruttando la presenza di venti caldi e umidi. Con queste modalità probabilmente la malattia è arrivata dall’Africa nel Sud Italia.
Sebbene tutte le specie di ruminanti siano recettive, la malattia si manifesta clinicamente sopratutto negli ovini, con sintomi caratterizzati da infiammazioni e ulcere della bocca e delle labbra, scolo nasale di muco e pus, gonfiore della testa, aree cianotiche di colore bluastro della bocca e della lingua (da cui deriva il nome di "blue tongue"), difficoltà di respirazione, lesioni all'attaccatura degli unghielli, arrossamenti della pelle e distacco del vello. Gli animali possono morire per asfissia conseguente al grave edema polmonare, per polmonite batterica secondaria o per il grave deperimento.
I bovini ed i caprini infetti raramente manifestano sintomi, ma i bovini possono rimanere infettanti per lunghi periodi: la fase viremica (cioè la presenza del virus nel sangue) può durare fino a 60 giorni ed il bovino diventa un pericoloso serbatoio dell’infezione. In Italia i primi casi di malattia sono stati segnalati a partire dal 2000 ed hanno inizialmente interessato le isole e la Calabria. Le condizioni climatiche favorevoli, hanno determinato la progressiva diffusione dell'infezione in tutto il Sud e il Centro fino ai confini della Liguria. Del virus esistono ben 24 "tipi" diversi (chiamati sierotipi) che differiscono strutturalmente tra loro. Nel nostro Paese, sono stati isolati cinque ceppi virali diversi: all’inizio il 2 e il 9, poi nel 2002 anche il 4 e il 16 e nel 2007 in Sardegna è infine comparso il sierotipo 1.
Dall’agosto 2006 la malattia ha fatto la sua comparsa nel Nord Europa provocata dal ceppo virale 8 ed in poco tempo si è diffusa in Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania e Francia. Nel corso del 2007 sono stati registrati casi anche in Svizzera, Gran Bretagna e Danimarca. Questo sierotipo si è dimostrato più virulento dei tipi presenti in Italia, infatti, sono stati registrati tassi di mortalità fino al 20% degli ovini colpiti, e sintomi clinici anche gravi nel 20% dei bovini (croste e lesioni della mucosa nasale, febbre, congiuntivite, difficoltà di alimentazione per le lesioni alla bocca, scolo nasale, apatia, diminuzione della produzione lattea e zoppia). La malattia non si trasmette in alcun caso all’uomo né direttamente dagli animali infetti né tramite i prodotti di origine animale (latte, carne).
Misure di profilassi
La Blue tongue è compresa tra le malattie sottoposte a controllo da parte degli organismi sanitari veterinari internazionali e nazionali, ed in Italia esistono delle disposizioni specifiche da adottare in caso di manifestazione di questa malattia che prevedono la delimitazione di aree di restrizione attorno all’allevamento infetto, e precisamente:
a) una Zona di Protezione (ZP), avente un raggio minimo di 100 km intorno all'azienda infetta;
b) una Zona di Sorveglianza (ZS) che si estende almeno 50 km oltre i limiti della zona di protezione.
In queste zone, che risultano pertanto molto estese, le movimentazioni di animali, di seme e di embrioni sia all’interno delle stesse zone che verso aree indenni possono avvenire solamente a determinate condizioni e con precise limitazioni. Ad esempio, per lo spostamento verso zone indenni gli animali devono essere sottoposti ad un periodo di quarantena di almeno 60 giorni in grado di proteggerli da un possibile contatto con il vettore.
Per verificare la presenza o meno della malattia in una determinata zona a livello comunitario è attuato un sistema di sorveglianza in grado di individuare precocemente l’insorgenza dell’infezione: un certo numero di allevamenti bovini, distribuiti sul territorio, fungono da "aziende sentinella. Circa 15-20 bovini individuati in ciascun allevamento vengono sottoposti ogni mese a controllo per la lingua blu con un prelievo di sangue. Se un animale precedentemente negativo al test diventa positivo significa che è venuto a contatto con il virus e che quindi la malattia sta circolando nella zona. Contemporaneamente viene controllata la diffusione dell’insetto che, come detto, è "indispensabile" per la trasmissione della malattia. Tra le misure di profilassi diretta nei confronti della malattia, possono essere utilizzati repellenti a base di piretroidi irrorati sugli animali e nell’ambiente, anche se garantiscono una protezione parziale e di breve duratura. Attualmente sono allo studio anche metodi di lotta biologica con l’utilizzo di batteri in grado di uccidere il Culicoide.
Risulta molto importante il risanamento delle zone fangose, ricche di materiale organico (letame e liquami), nelle quali l’insetto trova un ambiente ideale. La profilassi indiretta mediante l’uso di vaccini si è dimostrata la misura più efficace per contenere la diffusione della malattia. Come detto, esistono più tipi di virus diversi, e pertanto anche i vaccini saranno diversi secondo i tipi utilizzati. L’animale vaccinato non si infetta e quindi non diventa un serbatoio dell’infezione. Esistono due tipi di vaccino: quello attenuato, che ha il vantaggio di essere costituito da 15 tipi del virus, ma che contenendo virus vivo può creare qualche problema di aborto in particolare nelle fattrici nel primo periodo di gravidanza e quello inattivato, che non può creare problemi perché contiene virus "morto", ma che contiene solo uno o due sierotipi. La Comunità Europea, valutando quanto verificatosi con le epidemie in Italia e in Francia, ha stabilito di finanziare la produzione di vaccino da utilizzare nelle zone con malattia in atto per prevenirne la diffusione. Il primo effetto di tale decisione è l’accordo stipulato dalle autorità sanitarie italiane e francesi che prevede partire dal 4 marzo il divieto d’introduzione in Italia di bovini da riproduzione e da ingrasso, provenienti dalle zone della Francia sottoposte a restrizioni per la blue tongue, se non risultano preventivamente vaccinati. Le precauzioni che ogni allevatore può adottare per proteggere il proprio allevamento sono le stesse valide per la profilassi di qualsiasi malattia infettiva; in particolare, mantenere l’azienda in buone condizioni igieniche e strutturali e acquistare animali che soddisfino tutte le garanzie sanitarie previste. Inoltre, trattandosi di una malattia che per le modalità di trasmissione risulta un po’ "diversa" da altre, la sua prevenzione e il suo controllo richiedono la collaborazione reciproca degli allevatori, dei Servizi Veterinari e delle Associazioni.
Tratto da www.anaborapi.it
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