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Top sx ANABORAPI: STATISTICHE RAZZA PIEMONTESE REGIONALI Top dx
 

La Piemontese nel panorama zootecnico ed economico regionale


Situazione

PLV zootecnica in Piemonte

PLV zootecnica in Piemonte
PLV zootecnica in Piemonte
* Fonte dati Ismea 2004, elaborazione Anaborapi

Nel panorama zootecnico regionale la PLV della carne bovina è una volta e mezza quella del latte. In rapporto alle altre produzioni di carne, invece, è circa 2 volte e mezzo quella suina e quattro volte quella avicola. E' quindi il settore zootecnico più importante in termini economici. La Razza Piemontese rappresenta il 37% circa del totale della carne bovina prodotta in Piemonte. In termini economici, in ragione del maggior prezzo riconosciutole dal mercato, la Piemontese rappresenta quasi il 50% della PLV carne bovina.


Produzione di carne bovina in Piemonte

Produzione di carne bovina in Piemonte Produzione di carne bovina in Piemonte
* fonte dati Ismea 2004, elaborazione Anaborapi

 

I dati disponibili oggi ci permettono, quindi, di affermare che la razza Piemontese occupa un posto di rilievo nel comparto zootecnico regionale, in termini sia quantitativi che economici.


I punti di forza della Piemontese

La Piemontese ha importanti carte da giocare nell'allevamento regionale e, in virtù delle sue capacità produttive, può contribuire ad una crescita del comparto zootecnico. In termini prettamente zootecnici i punti di forza della Razza si possono così riassumere:
  • Valorizzazione del territorio: l'allevamento della vacca si può praticare in pianura, collina e montagna, consentendo la valorizzazione di aree marginali.
  • Bassi investimenti: gli investimenti finanziari e strutturali sono decisamente minori rispetto ad altre forme di allevamento, in particolare rispetto a quelle dei bovini da latte.
  • Manodopera: il moderno allevamento della Piemontese richiede un ricorso alla manodopera molto contenuto.
  • Autosufficienza foraggera aziendale: le aziende sono autosufficienti per l'alimentazione delle vacche e per l'ingrasso ricorrono al mercato solo per le fonti proteiche; si ha quindi un ridotto impatto ambientale ed una valorizzazione delle produzioni foraggere aziendali.
  • Impatto sociale: le aziende di Piemontese sono a conduzione familiare e garantiscono un buon livello occupazionale e la conservazione del territorio. Il significativo aumento delle dimensioni aziendali verificatosi negli ultimi anni ne garantisce la competitività economica (cfr. grafico "Dimensioni medie aziendali").
  • Sicurezza e tracciabilità: oltre due terzi delle aziende pratica il ciclo chiuso ingrassando i vitelli nati nell'allevamento, il 70% aderisce al Libro Genealogico; questi due fattori costituiscono la base per la tracciabilità e certificazione delle produzioni e garantiscono, in ultima analisi, una maggior sicurezza per il consumatore.

Dimensioni medie aziendali

* dati Anaborapi

 

Gli aspetti quanti-qualitativi delle sue produzioni sono un ulteriore elemento di pregio e si possono riassumere in:

  1. Elevata resa alla macellazione: 67% è la resa media misurata su oltre 20.000 macellazioni seguite nel 2005 dalle Associazioni Allevatori e dal Consorzio di Tutela.
  2. Ottima qualità della carcassa: è il principale pregio della razza Piemontese, il 70% delle carcasse rientra nelle prime due categorie di classificazione S-Europ.
  3. Qualità organolettica: la Piemontese ha meno del 3% di grasso ed una composizione chimico-fisica delle fibre muscolari che conferiscono alla carne una tenerezza elevata (numerose ricerche lo testimoniano, cfr. ad esempio Koch et al. 1976, Destefanis 1988).

Gli aspetti qualitativi della carcassa e della carne della Piemontese sono oggetto di uno studio in corso, che prevede l'analisi di circa 1500 vitelloni al macello; la ricerca, finanziata dal Ministero dell'Agricoltura, si concluderà nell'anno in corso.

 

La trasformazione del mercato

Nell'ultimo decennio il mercato della Piemontese è profondamente mutato in seguito all'entrata in scena delle catene di supermercati. Questa tendenza ha "spostato" il 30% circa della produzione verso la grande distribuzione e si conferma in crescita per il prossimo futuro. E' sicuramente una grossa opportunità per la Piemontese, che in questo modo ha espanso la propria area di diffusione anche al di fuori dei suoi confini tradizionali, ma richiede un processo di gestione oculato, per garantire il permanere di entrambe le forme di commercializzazione (macellerie tradizionali e supermercati), nell'ottica di conservare una pluralità di sbocchi commerciali per le nostre produzioni.

        
Ripartizione del mercato 
Confronto relativo prezzi
Ripartizione del mercato
Confronto relativo prezzi
* elaborazione Anaborapi su dati Consorzio Tutela Razza Piemontese e Cooperative A.P.A. * elaborazione Anaborapi su dati Camera di Commercio Cuneo

Le prospettive

Le prospettive per l'immediato futuro lasciano prevedere un aumento della richiesta di carne da parte della Grande Distribuzione ed un'ulteriore espansione dell'areale di vendita fuori dai confini regionali. Questo dato si inserisce in uno scenario di contrazione di altre forme di allevamento ed in particolare dei centri di ingrasso di ristalli provenienti dall'estero, a seguito della riforma della Pac e delle dinamiche di prezzo da questa indotte.

 

Capi bovini allevati in Piemonte

* Dati : Direzione Sanità Pubblica Regione Piemonte - 2004


Si creano quindi spazi per un'espansione dell'allevamento della Razza, espansione che, seppur limitata, è già in corso: il confronto tra le Relazioni 2003 e 2004 della Sanità Piemontese documenta un aumento delle fattrici di razza Piemontese di 3.700 unità. Considerando i vincoli temporali imposti dalla fisiologia dei bovini, risulta importante l'adozione di tutte le strategie possibili volte ad aumentare l'efficienza riproduttiva e conseguentemente il numero di animali allevati, al fine di cogliere quest'opportunità di sviluppo.

In quest'ottica le linee di intervento per la Piemontese dovrebbero prevedere:

  • Aumento del numero delle fattrici allevate
  • Sfruttamento delle aree marginali per l'allevamento della linea vacca-vitello
  • Aumento del numero di vitelli prodotti per vacca all'anno attraverso:

     - Miglioramento dell'efficienza riproduttiva degli allevamenti
     - Miglioramento della facilità di parto
     - Riduzione della mortalità neonatale dei vitelli

  • Ottimizzazione delle tecniche di ingrasso, finalizzate a:

     - Accorciare il ciclo di ingrasso
     - Migliorare l'uniformità del prodotto

     - Migliorare la qualità del prodotto


Gli obiettivi e le strategie

Alla luce dell'andamento del mercato e della riduzione delle consistenze di ristalli (-30.000 vitelloni in due anni) si può ipotizzare la necessità di un aumento delle fattrici dell'ordine del 30-40%, pari a 50-60.000 fattrici, in modo da raggiungere la quota di 200.000 bovine. L'espansione dell'allevamento della Razza nelle aree marginali (fatti salvi i problemi legati alla frammentazione fondiaria) si armonizza da un lato con le strategie della politica comunitaria, dall'altra con la conservazione del territorio.

Il parametro più significativo per la misura dell'efficienza riproduttiva è costituito dall'interparto; oggi il valore medio nella Piemontese è pari a 415 giorni, la riduzione a 380-390 giorni appare realisticamente possibile (già oggi il 20% delle aziende ottiene questo risultato) e consentirebbe di aumentare il numero di vitelli prodotti di circa 10.000 unità all'anno (per un valore stimato alla nascita di circa 8 milioni di euro!). La strategia più razionale per perseguire questo risultato è il miglioramento delle tecniche manageriali degli allevamenti e può realizzarsi attraverso strumenti di formazione e di assistenza tecnica agli allevatori.

Per quanto riguarda l'ingrasso l'efficienza si misura attraverso la durata del ciclo produttivo: l'obiettivo è quello di anticipare l'età alla macellazione a parità di peso. Oggi l'età media di macellazione è pari a 18 mesi e può essere ragionevolmente anticipata a 15-16 mesi, come già avviene in una quota significativa degli allevamenti, consentendo un recupero di efficienza del 15%. La riduzione dell'età alla macellazione permette di standardizzare il prodotto, migliorando nel contempo alcuni aspetti qualitativi della carne, in particolare colore, tenerezza e ritenzione idrica, che risultano migliori negli animali più giovani. Si realizza inoltre un anticipo del ricavo ed una maggiore tutela rispetto a possibili fluttuazioni del mercato. Anche in questo caso la via maestra per raggiungere l'obiettivo passa attraverso il miglioramento delle tecniche di gestione e l'assistenza tecnica.

L'attività selettiva in corso contribuisce al miglioramento di molti di questi parametri, come si documenta più avanti nella relazione, ma deve essere accompagnata da un analogo progresso delle tecniche gestionali e delle capacità imprenditoriali degli allevatori.


 

Articolo tratto da Anaborapi

 

 
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