3.200 allevamenti diffusi in Piemonte, Liguria e Lombardia. 300.000 capi di razza bovina Piemontese censiti. 70 circa gli allevatori dell’America centrale coinvolti nella sperimentazione per la creazione del meticcio "Piemontese-Zebù"
La Piemontese è la principale razza da carne italiana; l’ultimo "Standard di razza" è stato riconosciuto nel 1977, mentre il Libro Genealogico Nazionale è tenuto dall’Associazione Nazionale Allevatori Bovini di Razza Piemontese ( Anaborapi), con sede a Carrù, presieduta da Albino Pistone e diretta da Andrea Quaglino.
La razza ha subito nel corso del tempo una forte evoluzione, passando da razza a triplice attitudine — cioè per il lavoro, per la carne e per il latte, ed impiegata soprattutto per il lavoro nei campi — a razza specializzata per la produzione di carne. È caratterizzata da una notevole precocità di sviluppo, da una buona capacità di assorbire gli alimenti e, infine, da un’elevata resa alla macellazione con un’ottima qualità delle carni.

Con la trasformazione a razza specializzata nella produzione di carne, la Piemontese ha subito anche una variazione nel colore, essendo passata dal fromentino carico al bianco crema nelle vacche e al grigio nei tori.
Origine, sviluppo, consistenza e distribuzione geografica
Questa razza deriverebbe da una popolazione autoctona di tipo giurassico, dopo aver assorbito altri piccoli gruppi etnici locali e popolazioni del ceppo podolico.
I bovini piemontesi raggiunsero una qualche uniformità, che ne giustificava l’appellativo di razza, soltanto alla fine dell’Ottocento. Come detto, pur essendo animali a triplice attitudine, con prevalenza del lavoro sulle altre due prestazioni, i bovini piemontesi erano già molto apprezzati per la produzione di carne e latte.
Nel corso dei secoli, il patrimonio zootecnico del Piemonte ha subito importanti variazioni, soprattutto in relazione agli eventi bellici e alle malattie infettive del bestiame.
All’inizio del 1900, la consistenza numerica della Piemontese ammontava a 680.000 capi, pari al 55,4% dei capi bovini regionali; era diffusa prevalentemente nel cuneese e nell’astigiano (oltre il 90%).
Nel 1985 la consistenza della razza era ancora valutata attorno ai 600.000 capi, mentre nel 1996, in base all’Anagrafe zootecnica veterinaria, è scesa a 328.408 capi distribuiti in oltre 15.000 allevamenti (situazione cambiata nel 2005 come da box allegato e a questo proposito, da notare il tracollo della consistenza degli allevamenti a causa della scomparsa del "bue da lavoro" nella campagna piemontese).
L’evoluzione della razza ha portato ad una duplice tipologia: la Piemontese "migliorata" (il 95% del totale) allevata in aree di pianura e di collina e la Piemontese "comune" che ha trovato il suo habitat abituale nelle vallate alpine del cuneese.
Parlando invece di miglioramento genetico, dal 1966 in avanti inizia la selezione orientata esclusivamente verso la "produzione di carne", che coinvolge prima le piccole aziende collinari, specializzate nella produzione di vitelli grassi (nell’Albese) e, in seguito, le aziende più grandi di pianura.
I bovini raggiungono una maggiore uniformità somatica e il mantello passa dal fromentino carico al bianco crema nelle vacche e al grigio nei tori.
Caratteri produttivi
La produzione di carne, come abbiamo visto, è ora l’attitudine prevalente con incrementi ponderali giornalieri tra 1.000 e 1.300 g/dì nei maschi e 800 e 1.000 g/dì nelle femmine, secondo le tecniche di allevamento e le potenzialità genetiche; le rese alla macellazione e il rendimento in tagli di prima qualità sono molto elevati.
I prodotti ottenuti dalla Piemontese sono prevalentemente vitelloni pesanti macellati verso i 15-16 mesi attorno ai 550-650 kg per i maschi e verso i 12-15 mesi tra 380 e 450 kg per le femmine e vacche a fine carriera ingrassate.
Con l’evolversi della razza, sono in sostanza scomparse alcune produzioni tipiche (come i "sanati", vitelli di latte di 3-4 mesi, o come i "vitelli grassi" castrati di 250-350 kg). Solo il "bue grasso" delle festività di fine anno — manzo "di due denti" e peso vivo di 7-8 quintali, prodotto riconosciuto "piatto nazionale italiano" — sta vivendo un nuovo periodo di successo e le tradizionali Fiere del bue grasso di Carrù (CN), Fossano (CN) e Moncalvo (AT) hanno ripreso quota.
La produzione di latte è stata controllata fino al 1976 e poi abbandonata, anche se la composizione del latte appare ottima e le percentuali di grasso e proteine superiori ai tenori riscontrati in razze più produttive.
Un’indagine svolta nel 1994 in 15 allevamenti della provincia di Torino dove si pratica ancora la mungitura ha messo in evidenza una situazione oltremodo critica: oltre la metà delle bovine controllate non ha superato i duecento giorni di lattazione e la produzione media si è attestata tra 1.364 kg. in prima lattazione e 1.808 kg in quinta lattazione.

Il sistema di allevamento della Piemontese è rimasto, poi, molto tradizionale anche se è in aumento la stabulazione fissa
Vari formaggi tipici del Cuneese, come il raro e pregiato Castelmagno, il Bra e la Maschera, sono preparati prevalentemente o in gran parte da latte di bovine Piemontesi, per cui il loro calo produttivo in latte rischia di influire anche sulla qualità oltre che sulla quantità di questi tipici prodotti caseari a Dop.
Caratteri riproduttivi e tecniche di allevamento
L’efficienza riproduttiva delle bovine è condizionata da alcuni parametri, quali l’età al primo parto, la durata d’interparto, il numero d’inseminazioni necessarie per una gravidanza, il numero di parti e quindi la longevità del soggetto, oltre che da fattori gestionali come le tecniche di allevamento e alimentazione.
Nella Piemontese, secondo dati rilevati nel decennio 1958-1968, l’età media al primo parto si collocava intorno ai 31 mesi e già allora si rilevava la tendenza degli allevatori a ritardare, rispetto al passato, l’età del primo parto, mentre la durata d’interparto media era di 407 giorni, il periodo di servizio di circa 115 giorni.
Pesi vivi medi di vitelli Piemontesi "della coscia" (kg) |
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Maschi |
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Femmine |
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Rilevamenti biometrici Piemontesi adulti |
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Altezza al garrese cm |
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Lunghezza tronco cm |
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Circonferenza toracica cm |
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Peso kg |
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I "numeri" |
3.200 |
allevamenti diffusi in Piemonte, Liguria e Lombardia. |
300.000 |
capi di razza bovina piemontese censiti. |
200.000 |
quelli iscritti al libro genealogico dell’Anaborapi pari al 50% del patrimonio esistente. |
32 |
in media i capi per ciascuna azienda a carattere familiare. |
90% |
dell’alimentazione dei bovini piemontesi è prodotta direttamente dalle aziende di allevamento. |
70 circa |
gli allevatori dell’America centrale coinvolti nella sperimentazione per la creazione del meticcio "Piemontese-Zebù". |
1.000.000 e oltre |
i record custoditi dalla banca dati dell’Anaborapi di Carrù (Cn) per ricostruire la tracciabilità di questa razza. |
220 |
i vitelli sottoposti annualmente a "Performance Test" nel Centro genetico. |
70% |
la resa alla macellazione. |
550-650 kg |
il peso ideale raggiunto in circa 13-16 mesi dagli esemplari maschi pronti per la macellazione. |
380-450 kg |
il peso ideale della femmina raggiunto a 12-15 mesi di età. |
Un’indagine più recente sull’efficienza riproduttiva della piemontese, condotta nel 1994, indica un periodo interparto medio di 413 giorni e un periodo di servizio di 123 giorni a fronte dei 70-80 giorni, per cui la situazione gestionale della riproduzione non si è dunque modificata molto. È risultata, inoltre, piuttosto regolare la distribuzione dei parti nei vari mesi dell’anno, a differenza di quanto succedeva negli anni addietro, quando i parti erano concentrati nel periodo invernale.
Il sistema di allevamento della Piemontese è rimasto, poi, molto tradizionale anche se è in aumento la stabulazione fissaquasi sempre con foraggiamento verdeo l’utilizzo del "piatto unico o unifeed", mentre si riduce la pratica del pascolamento della mandria, attività un tempo molto diffusa nel cuneese. Nell’astigiano stanno prendendo piede forme di allevamento semibrado, mentre nelle vallate alpine è in forte ripresa la pratica dell’alpeggio.
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