| |
La convenzione alpina sull’agricoltura di montagna: brevi considerazioni
Maurizio DANIELE
l paesaggio agricolo italiano si caratterizza per una molteplicità di territori prevalentemente montuosi; nel corso dei secoli l'intervento antropico è riuscito a conquistare e rimodellare negli spazi caratterizzati da forte acclività, consentendo alle comunità rurali li poter sfruttare parzialmente e limitatamente, per scopi agricoli, i territori montani.
Nelle aree montane è possibile osservare, non solo nelle zone di fondovalle, ma anche lungo i crinali non troppo scoscesi delle montagne, l'attuazione di un'agricoltura che è riuscita, mediante terrazzamenti, gradoni e ciglionamenti, a delimitare degli appezzamenti di terreno capaci di consentire un'attività agricola economicamente interessante ed in grado di esplicare, direttamente e/o indirettamente, delle conseguenze sul paesaggio e sul territorio montano.
I Paesi europei hanno iniziato a prendere coscienza e a formalizzare giuridicamente la salvaguardia, la gestione del patrimonio naturale e la pianificazione territoriale dello spazio transfrontaliero negli anni ottanta, attraverso la sottoscrizione, a Berna, della Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale d’Europa. A questo documento ufficiale sono seguiti numerosi atti giuridici formali e sostanziali, richiamati nel preambolo della Convenzione europea del paesaggio, elaborata a Firenze il 20 ottobre 2000. La Convenzione europea del paesaggio constata l’importanza del paesaggio quale elemento fondamentale per il benessere degli individui appartenenti all’Europa in senso ampio, sul quale l’attività agricola e forestale ha agito accelerandone la sua trasformazione, cui dovranno seguire, necessariamente, degli intereventi di pianificazione finalizzati a garantire una valorizzazione del paesaggio per cercare di riportarlo in condizioni di piena e completa utilizzazione anche per le generazioni future (Ministero dell’Ambiente, 2000). Oltre ai problemi geomorfologici, l’agricoltura delle zone montane deve affrontare alcuni svantaggi climatici che influenzano la normale tecnica agronomica e zootecnica delle aziende; questi svantaggi incidono, in misura significativa, sui costi e sulle strategie aziendali.
Da parte dell'Unione europea, anche alla luce delle indicazioni emerse nei vertici di Lisbona e di Goteborg, è scaturita la precisa e specifica volontà di presidiare il territorio, agendo attraverso una serie di strumenti operativi, prendendo, tuttavia, coscienza delle difficoltà intrinseche che caratterizzano l'ambiente alpino; le finalità di intervento hanno avuto lo scopo di garantire una maggiore efficienza economica del tessuto socio-produttivo agricolo che in esso opera e senza il quale la funzione fondamentale di presidio del territorio e dell'ambiente verrebbe meno con conseguenze molto pesanti per tutto l'agro-ecosistema montano ed alpino.
L'elemento innovativo della Convenzione alpina e del Protocollo sull'agricoltura di montagna è rappresentato dall'introduzione di un concetto nuovo quale quello della presa di coscienza, circa il ruolo e l'importanza, delle relazioni transfrontaliere tra tutti gli Stati che si collocano nello spazio alpino. Tutto ciò implica la necessità di uno scambio proficuo delle informazioni e delle strategie di intervento al fine di formare un fronte unitario e compatto che si attivi, sinergicamente, per risolvere le problematiche e le criticità tipiche dello spazio rurale delle Alpi.
Conclusioni
La Politica agricola comune, in questi ultimi dieci anni, ha preso atto delle modifiche che sono intervenute nei contesti produttivi nazionali ed internazionali, attuando delle strategie adeguate e finalizzate a salvaguardare i territori e le comunità rurali a rischio marginalizzazione. L'attuazione in toto della Convenzione alpina consentirà di creare un'atmosfera collaborativa tra strutture agricole, amministrazioni locali ed istituti di ricerca in maniera tale da poter originare, su una vasta scala territoriale, un distretto alpino nel quale valorizzare le produzioni di qualità.
L’attuazione di interventi specifici, finalizzati alla salvaguardia e al presidio del territorio, non collegati direttamente alle produzioni, consentirebbe all’Unione europea di erogare contributi che non alterino e/o ostacolino il mercato internazionale e che, pertanto, non dovrebbero trovare grosse opposizioni in sede di negoziati WTO. L’importanza strategica della ratifica e dell’attuazione del Protocollo della Convenzione alpina sull’agricoltura di montagna (COM 2006 170), è quella di creare una forte sinergia tra tutti i soggetti istituzionali e imprenditoriali coinvolti, generando, in un’area vasta, un distretto agro-alimentare allargato, capace di valorizzare le produzioni agricole montane e il territorio, evidenziando il ruolo centrale dell’impresa agricola multifunzionale e confermando la funzione dell’agricoltore quale attore principale e strumento di presidio e salvaguardia del territorio e dello spazio rurale.
Dott. Maurizio DANIELE
|
|